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Il 30 aprile 2000 i cinquantenni di Piana si sono incontrati per festeggiare tutti insieme il loro compleanno. Erano presenti alla cerimonia religiosa: Migliacci Alfonsa (la bidella della Scuola Elementare negli anni '60) e Don Geremia Trequattrini (parroco di Piana dal 1945 al 1953), ospiti di onore, e i cinquantenni: Acquarelli Luciano, Angori Franco, Baccianella Renato, Baldoni Mirella, Bartolini Federico, Boscherini Carlo, Bricca Piero, Cottini Clara, Felici Giuseppina, Felici Ivo, Felici Margherita, Frustini Gianpiero, Lucheroni Claudio, Magi Pierluigi, Massinelli Lino, Messini Ferruccio, Migliacci Antonia, Passeri Carla, Pollari Gino, Pomerani Rita e Scarabicchi Anna mentre gli assenti, tutti giustificati, erano: Biagianti Eva, Boscherini Piero, Cacioppi Franco, Gnazzi Alvaro, Isolani Ilva, Lisi Gina, Lodovichi Idilio, Lucioli Giuliana, Mauceli Francesco. Il pranzo al Ristorante “La Capannina” di Castiglione del Lago ha concluso la giornata. |
1950/2000: Cinquant’anni.
Ho preso tutti i nomi dagli archivi
ed ho invitato i buoni ed i cattivi:
ho dato appuntamento in primavera
per ricreare l’antica atmosfera.
Mi guardo intorno e qui la folla è tanta:
noi siamo quelli nati nel Cinquanta,
quelli che al mezzo secolo preciso
han visto cielo e terra con sorriso.
Adesso che siam tutti a questo desco,
la mente, coi ricordi, vi rinfresco:
a piedi noi si andava dritti a scuola,
mi sembra ieri, quanto il tempo vola!
Le gambe nude coi calzoni corti,
d’inverno, il freddo ci rendeva smorti;
e in classe si restava fino al tocco
con il grembiule nero e un grande fiocco,
femmine e maschi tutti ugual vestiti,
senza far sfoggio di abiti cuciti
con firme altisonanti ed alla moda:
scusate, ma la voce qui si annoda,
la povertà, per noi, non era un dramma:
ci vestivàm come potéa la mamma.
Un libro e due quaderni lì in cartella,
che per cinque anni era sempre quella;
l’astuccio con la penna e le matite
che un anno e più sarebbero servite;
le figurine dentro al cioccolato:
gioco e merenda era assicurato.
Si andava nella scuola sotto il pino
e in piazza si vedeva il “maggiolino”
del buon maestro Paolo Graziosi,
accolto in classe con modi gioiosi,
che ogni dì scendeva da Cortona
con la stagione brutta e quella buona.
L’Alfonsa ci guardava per le scale
perché nessuno si facesse male;
la stufa accesa ci facea trovare
e tutto era pulito, puoi giurare!;
riempiva con l’inchiostro i calamai
raccomandando di non fare guai.
E anche noi, da teneri virgulti,
siam diventati grandi e poi adulti:
c’è chi è rimasto a Piana e chi è partito
ed in grandi città si è stabilito
portando in cuore il suon delle campane
e immagini passate ormai lontane.
Ma non è ver che siamo fatti vecchi,
anche se qualche ruga fan gli specchi
ed i capelli han preso il color bianco
e già più d’uno, del lavoro stanco,
si è ritirato in pace ed è in pensione
godendo i frutti con soddisfazione,
ed altri ancor coi nipotini accanto
passan per via facendosene un vanto.
L’idea d’invitar Don Geremia,
confesso: quella è stata solo mia;
perché vedesse, dopo cinquant’anni,
quei Pianaioli, ancor senza malanni,
che battezzò, avvolti in bianche fasce,
simbolo di purezza e di chi nasce.
Ho messo insieme queste poche rime,
senza pretese, perché son le prime,
per ricordare un giorno in compagnia
senza rimpianti e senza nostalgia.
E adesso, Monsignor, giudichi Lei:
spero di meritare almeno un sei,
che non sia solo d’incoraggiamento
ma anche spinta ad altro appuntamento.
Claudio Lucheroni
Piana, 30 Aprile 2000.